Intervista co-founder WHATaECO

WHATaECO: l’alternativa etica e sostenibile al consumo tradizionale su un e-commerce a impatto zero

Intervista a Benedetta Spattini e Caterina Lotti, co-founder di WHATaECO, azienda attualmente in campagna crowdfunding su Opstart

Come nasce l’idea WHATaECO?

Da consumatrici consapevoli, quindi alla ricerca di prodotti etici e sostenibili, faticavamo a trovarli nella nostra città (Modena), per cui ci è venuta l’idea di aprire un e-commerce che vendesse prodotti etici e sostenibili di tutti i tipi, dalla cosmesi ai prodotti per la casa, dai vestiti agli articoli per animali e per il tempo libero. Abbiamo lavorato al progetto per più di 6 mesi, dopodiché, a gennaio 2020, abbiamo istituito la società, mentre il sito è online da ottobre 2020. 

Il vostro brand punta molto alla sostenibilità. Potete approfondire quali azioni avete messo in atto per perseguire tale obiettivo?

Poiché l’impatto ambientale di un e-commerce è notevole, abbiamo affrontato e risolto uno per uno tutti gli aspetti critici per l’ambiente. Il sito si appoggia su server alimentati con energia pulita, per cui navigare sul nostro sito e ricevere le nostre mail non inquina. Non abbiamo un magazzino, ma lavoriamo in dropshipping, una modalità già parecchio utilizzata all’estero che consiste nell’organizzare la spedizione direttamente dal fornitore al cliente, con notevole risparmio di soldi ed energia, senza rischio di distruzione dell’invenduto. Tutte le spedizioni che facciamo sono affidate a DHL (Italia-Italia) e UPS (Italia-estero), entrambe hanno dei programmi certificati di impatto zero (rispettivamente “go green” e “carbon neutral”). Infine abbiamo lasciato liberi i fornitori nella creazione degli imballaggi, dando loro alcune piccole linee guida: niente plastica, minori dimensioni possibili e possibilità di riciclare scatole preesistenti, aspetto vantaggioso per il fornitore e fonte di curiosità per il cliente, che si vede recapitare ogni volta un imballaggio differente, sempre eco-friendly. Infine forniamo gratuitamente il nastro in carta con sopra il nostro logo con cui chiediamo di sigillare i pacchi, eliminando il fastidio di dover differenziare lo scotch sintetico. 

Il nostro progetto nasce anche per offrire supporto a progetti e realtà che hanno a cuore tematiche ambientali, etiche e sociali. Durante il primo anno abbiamo selezionato un partner francese che si chiama EcoTree, associazione che si occupa di riforestazione in Europa, mentre quest’anno stiamo supportando il progetto 30×30 di Worldrise, che si pone come obiettivo di raggiungere 30% di aree marine protette nel Mar Mediterraneo entro il 2030. Abbiamo richiesto e ottenuto dalle Nazioni Unite la concessione all’utilizzo dei loro loghi per il perseguimento degli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030. Inoltre abbiamo attivato altre collaborazioni, come quella con GreenApes, per cui l’utente iscritto riceve dei crediti (“bankonuts”), utilizzabili anche su WHATaECO. Crediamo moltissimo nella rete, perché per una transizione ecologica reale c’è bisogno dello sforzo di tutti per raggiungere gli obiettivi comuni, per questo non consideriamo i competitor dei rivali, ma dei partner nella nostra stessa missione.

La vostra piattaforma nasce già europea, ci potete spiegare quali sono le motivazioni che vi hanno spinto a intraprendere questa strategia?

Il nostro mercato di riferimento è attualmente l’Italia, ma il sito è bilingue per una serie di motivi: in primis perché la nostra rete personale di contatti era già una pletora internazionale; in secondo luogo è più facile la fruizione da parte dei nuovi fornitori stranieri; inoltre abbiamo le basi per quelli che saranno gli sviluppi futuri, ovvero l’ingresso sul mercato UE a partire dal 2023. Alcuni competitor, anche di livello, sono monolingua e lavorano con brand esclusivamente nazionali. Noi abbiamo voluto dare da subito un’idea di ampio respiro e contemporaneamente possiamo monitorare alcuni trend che ci saranno utilissimi nel momento in cui dovremo scegliere da che paesi iniziare il processo di internazionalizzazione.

Come è organizzata la vostra supply chain

In questi anni abbiamo raccolto migliaia di fornitori nel nostro database, soprattutto europei ma anche extra UE. Da quando siamo online spesso ci contattano direttamente loro e noi procediamo alle dovute verifiche, prima attraverso le informazioni online, valutiamo la presenza di certificazioni, intervistiamo i dipendenti, etc., dopodiché procediamo con il caricamento in piattaforma. Per le spedizioni abbiamo dei contratti con i corrieri a tariffe agevolate, per cui il fornitore può essere incoraggiato ad approcciare un mercato nuovo senza costi aggiuntivi e continuando a rispettare l’ambiente. Per scelta aziendale non esiste una procedura standard, così da non dover ignorare le piccole realtà che per ragioni economiche, tecniche od organizzative non dovessero riuscire a rispettare un protocollo prestabilito, ci teniamo molto al contatto diretto e al dialogo costante con i nostri fornitori. Ci rivolgiamo a una nicchia di consumatori molto attenti e critici, quindi dobbiamo essere molto attenti e trasparenti con loro.  

Quali strategie di marketing avete messo in atto per far conoscere la vostra piattaforma?

Appena aperto WHATaECO, abbiamo lanciato una digital initiative con un gruppetto di eco-influencer che chiedevano agli utenti di raccontare un episodio in cui si erano fatti valere, anche andando controcorrente. Abbiamo ripostato circa 300 storie, ricavando anche diversi contatti B2B. Il nostro approccio si basa sul parlare di sostenibilità con leggerezza, perché riteniamo che dei toni allarmistici la gente sia stanca; preferiamo un tono decisamente più friendly

Potete parlarci dei brand presenti sulla vostra piattaforma? Potete farci qualche nome? 

In generale le categorie sono abbigliamento uomo e donna, cura della casa, cosmesi, infanzia (abbigliamento, giochi e cura del neonato) e tempo libero. Prossimamente introdurremo anche anche cibi e bevande, quindi prodotti di più categorie merceologiche possibili. A livello di brand l’ecosistema è vasto e va dai piccoli artigiani alle startup (ad esempio Krill Design), fino a grossi brand riconosciuti a livello internazionale (come Womsh). A livello europeo il panorama è ugualmente variegato, con brand di tutte le dimensioni provenienti da Lituania (Dear Freedom), Danimarca (Wair), Portogallo (Bio Scents) e Grecia (Ankaa Project) tra gli altri. 

Quali sono le vostre previsioni di fatturato?

Noi percepiamo una commissione del 20-25% sull’imponibile (prezzo IVA esclusa) e per essere una realtà neonata abbiamo una crescita mensile media del 18% mensile circa. Basandoci sul raggiungimento del massimo nella campagna di crowdfunding abbiamo previsto un fatturato di circa 1M€ per il 2022 e intorno ai 2M€ nel 2023.

Quali sono a vostro avviso i vantaggi dell’equity crowdfunding?

La vera forza è l’opportunità, anche per gli imprenditori, di entrare in contatto con investitori che possono condividere, oltre al capitale di investimento, anche il proprio know how, quindi per noi è un’opportunità ricevere, insieme ai finanziamenti, anche un supporto tecnico utile nella crescita futura.

Perché avete scelto Opstart per il lancio della vostra prima campagna di equity crowdfunding?

Avevamo conosciuto Caterina di Bluegreen Strategy per valutare i fondi di Invitalia, ma lei ci ha proposto il crowdfunding con Opstart, piattaforma con cui collabora. E’ una realtà che da subito ci ha convinte, innanzitutto perché fa una selezione a monte delle startup. Inoltre riceviamo supporto da chi ha grande esperienza nel settore e fa numeri importanti. Questo è un aspetto tutelante, soprattutto per due neo imprenditrici under 30 come noi.

Quali obiettivi vorreste realizzare con i fondi raccolti?

Sicuramente ottimizzare la piattaforma in modo da migliorare la sicurezza, automatizzare i processi per concludere i contratti più in fretta o con realtà che hanno bisogno di sincronizzare cataloghi grandi. Come detto introdurremo la categoria “cibo e bevande” e abbiamo già dei contatti con aziende italiane che vogliono essere coinvolte. Pengo Idee OnLife, startup innovativa modenese specializzata nella realizzazione di Chatbot, crede molto nel nostro progetto e ci aiuterà a lavorare su un’assistenza virtuale che offra risposte, servizi e soluzioni innovative alla nostra community.

Volete aggiungere qualcosa?

La nostra è una unique selling proposition con grande scalabilità. Non esistono realtà come la nostra in Italia, tuttalpiù piccoli e-commerce che commercializzano brand mainstream di cosmesi, spesso inglesi (quindi attualmente in difficoltà causa Brexit). L’idea era quella di entrare nel mercato come un brand italiano che si distinguesse per un progetto molto coerente, in modo da offrire una vera alternativa sostenibile al consumo, presentando quella che dal nostro punto di vista è la nuova frontiera, perché non ci può essere consumo se non consapevole, etico e sostenibile. Il greenwashing ha le gambe corte.

– About Us –

Startups Wallet è un portale di equity crowdfunding che permette di aggregare le varie campagne presenti sui diversi siti  autorizzati dalla Consob (CrowdfundmeMamacrowdOpstarBackToWork200Crowd e molti altri). In questo modo non sarà più necessario perdere tempo nel ricercare i diversi portali e quindi i potenziali investimenti all’interno di ognuno di essi.

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