Intervista founder FoodL4b

Foodish: distribuzione multicanale e su larga scala di mealkit dall’elevato valore organolettico e nutrizionale

Intervista a Cesare Ciamarone, CEO e founder di FoodL4b, azienda in campagna crowdfunding su Next Equity

Come nasce l’idea Foodl4b?

La voglia di rinnovarmi e la passione della cucina mi hanno fatto incontrare Niko Romito che, dopo i primi corsi, mi ha dato l’opportunità di applicare la mia quasi ventennale esperienza come ingegnere di processi alla cucina. Abbiamo iniziato a cimentarci con sottovuoto, induzione, cotture condizionate e altre tecnologie che esulano dal classico uso della padella o della fiamma, fin lì solo con fini culinari e gastronomici. Successivamente l’incontro con un microbiologo nutrizionista funzionale, ci ha fatto capire i vantaggi che queste tecnologie di cottura presentavano anche da un punto di vista della preservazione dei valori nutrizionali e dei micronutrienti. Da lì, dopo diverse ed ulteriori esperienze,  i tre diversi canali (ingegneristico, gastronomico e nutrizionale) si sono fusi in Foodl4b, una società che fa scouting tecnologico, quindi cerca tecnologie sviluppate in altri ambiti e le converte in tecniche per la trasformazione alimentare. Dopo aver sperimentato i nostri prodotti nella ristorazione clinica e valutato i vantaggi per la salute abbiamo ideato il progetto Foodish

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Immagine 1: Cesare Ciamarone, CEO e founder di FoodL4b

Ci può raccontare quali sono le caratteristiche peculiari dei vostri prodotti e come siete arrivati a realizzarli? 

Foodl4b è in grado di produrre una vasta gamma di cibi, da quelli d’uso quotidiano a quelli “gourmet”, già cotti, in monodose o meno, e pronti per essere consumati. A rendere più accattivanti i nostri prodotti sono principalmente le caratteristiche organolettiche e gastronomiche, perché una cottura più delicata rende i cibi più succulenti e teneri, ma i vantaggi sono soprattutto nutrizionali. Il primo ad accorgersene fu il dott. Grassi e i nuovi studi che stiamo producendo in collaborazione con l’Università degli Studi di Teramo lo stanno confermando. La sperimentazione in ristorazione sanitaria, in collaborazione con un importante Gruppo Sanitario privato, ci ha permesso di confermare  che i cibi cotti con le nostre tecniche, rispetto a un processo tradizionale, mantengono i nutrienti maggiormente biodisponibili.

Le ns preparazioni contengono meno prodotti nocivi (ad esempio grassi ossidati, esaltatori e conservanti) e sono in grado di soddisfare le esigenze specifiche anche di pazienti ospedalizzati, figurarsi per noi tutti; da coloro che necessitano di una dieta più leggera causa funzionalità ridotte dell’intestino o persone in attesa di una sostituzione o dell’inserimento di una protesi, che hanno quindi bisogno di una biodisponibilità proteica massimale. Tendenzialmente questi preparati presentano una biodisponibilità maggiorata fra il 18 ed il 20%, sia per quanto riguarda le proteine che le componenti micronutrizionali quali gruppi vitaminici e minerali (molto termolabili). Si ipotizza che ulteriori parametri saranno aggiunti ed aggiornati con i nuovi studi che effettueremo in collaborazione con l’Università nel campo delle digestioni in vitro statico e dinamiche. La seconda esigenza era quella di garantire la sicurezza alimentare di tutti questi nuovi processi che erano fuori dalle condizioni standard di cottura e quindi riconosciute come sicure da un punto di vista microbiologico. Sono quindi state eseguite delle prove di shelf life, cioè di monitoraggio dei processi di degradazione nel tempo del cibo allo stadio finale di cottura; ed un secondo test, il cosiddetto challenge tests, consistente dell’inoculo di agenti patogeni (Listeria spp ed altri), in un alimento ritenuto sterile e nella successiva esecuzione comparata della pastorizzazione classica e del nostro processo alternativo. Questi due test danno la completa sicurezza che il nostro cibo è assolutamente sicuro per 30 giorni in condizioni di cosiddetta etichetta bianca, cioè senza inserire conservanti o elementi estranei alle matrici del cibo stesso. Oggi siamo arrivati a conoscere talmente bene i vari processi di trasformazione e di biochimica alimentare che sappiamo esattamente dove fermarci per conservare correttamente l’alimento e allo stesso tempo mantenere biodisponibili i nutrienti. Tutti i nostri prodotti sono funzionalmente cotti e pronti al consumo, conservabili a temperatura frigo,  possono essere rifiniti a piacimento, ad esempio in padella, al microonde o per immersione in acqua calda. Inoltre possono essere modificati da un professionista della catena ristorativa che voglia aggiungere, per esempio, una grigliatura, delle salse, etc., ma facendogli risparmiare tempo nella preparazione di un prodotto di eccellenza. 

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Immagine 2: Salmone e Cipollotti

Quali saranno i vostri canali di vendita?

Il sistema pensato ed elaborato sarà multicanale, molto versatile. I primi canali, che stiamo già affrontando, saranno quelli dell’horeca e della ristorazione di massa, perché più facili da aggredire con una rete di vendita, già all’opera; questi copriranno il 30% circa del fatturato. Per quanto riguarda il settore dell’e-commerce, il vero core business che svilupperemo per i primi 12 mesi, il servizio verrà offerto in abbonamento e ci aspettiamo che saturi il 50% del fatturato, anche se ci vorrà un volano di tempo di 6-8 mesi in cui sarà fisiologicamente più marginale. Al canale della ristorazione collettiva (RSA, ospedali, scuole) non dedicheremo più del 20% di fatturato, sia per le marginalità più basse, sia per altre dinamiche che riteniamo poco convenienti per la ns attuale struttura organizzativa. Chiaramente queste sono proiezioni sul lungo periodo.

Ci può parlare del vostro mercato di riferimento? 

Ad oggi ( studi Nielsen-Coop, osservatorio B2C politecnico di Milani, studi Nomisma IRI, e studi Deloite Melkit-market ) l’intero mercato del cibo confezionato nel 2020 , vale 1383 Ml con incremento del 132% rispetto al 2019, di questi i MEAL-kit coprono 1,8% (nel 2019 solo lo 0,8%) e  si stima che quest’ultimo nel 2023 in Italia raggiungerà un valore di circa 400.000.000 €

Consideriamo, inoltre, che tutte le proiezioni degli studi citati mostrano come i precedenti scenari di sviluppo dei mercati, previsti prima della pandemia, come possibili non prima del 2025, oggi , in un’ottica di  potenziali scenari post pandemia, sono anticipati a scenari realizzabili nel 2023 , con ben 2 anni di anticipo. Direi che il mercato si presenta pieno di opportunità, cresce in doppia cifra ogni anno e in alcuni ambienti metropolitani sfiora anche la tripla cifra. Se poi allarghiamo il mercato all’Europa del nord e dell’est, con paesi molto interessati al food italiano, i margini di crescita sono enormi. Presidiare – come stiamo facendo noi – l’area turistica a più alta densità in Europa (cioè quella di Amalfi e Sorrento) significa avere un biglietto da visita importante per portare i nostri prodotti anche in altri paesi, come Inghilterra, Polonia, Ungheria e Russia, ma anche Finlandia, Svezia, Norvegia e Danimarca. Questo avverrà dopo circa 3 anni di assestamento nel mercato nazionale. 

Quali sono le vostre previsioni di fatturato?

Alcuni partner (strutture sanitarie private, mense aziendali e di un primo canale rete vendita horeca) stanno già investendo nella nostra campagna, e secondo le prime stime ci garantiranno di saturare i primi 6 mesi di produzione. In due anni prevediamo di raggiungere un fatturato di 1.800.000 €. 

Perché avete deciso di lanciare una campagna da equity crowdfunding?

Il crowdfunding ci dà 3 grossi vantaggi:

  1. ci certifica direttamente attraverso il mercato;
  2. ci permette di immettere capitale nelle casse dell’azienda;
  3. ci rende più credibili anche presso i canali classici di finanziamento.

Inoltre ci ha già permesso di raggiungere con meno fatica 3 investitori privati che ci affiancheranno nel marketing e nello sviluppo del prodotto; un quarto, per la logistica, si aggiungerà a breve.

Perché avete scelto Next Equity per il lancio della vostra campagna di equity crowdfunding?

Abbiamo vagliato altre piattaforme prima di loro. Devo dire che sono stati i primi a trattarci come un partner piuttosto che come un mero prodotto. Io e il mio socio siamo già formati, abbiamo quasi 25 anni di esperienza nella produzione di piani industriali e di sviluppo prodotto, aspetto totalmente ignorato dalle altre piattaforme, che invece insistevano nel volerci vendere dei servizi accessori di cui non avevamo bisogno. Next equity è stata l’unica a credere nel progetto al punto che incasseranno una percentuale, derivante dagli investimenti nel nostro progetto, solo se questo avrà successo. 

Avete riscontrato delle difficoltà nella pianificazione e svolgimento della vostra campagna?

Abbiamo fatto moltissima fatica a far capire – nonostante la società sia registrata e quindi riconosciuta presso il registro delle imprese del MISE – che l’assenza di un brevetto non necessariamente significa che non si tuteli il know how aziendale. Le nostre strategie di tutela sono altre, maggiormente strutturate con l’organizzazione aziendale  da accordi con il personale, ed una  gestione compartimentale  della creazione,conservazione e conoscenza dei dati  di processo, che un brevetto obbligatoriamente rende di pubblico dominio e noti.

Quali obiettivi vorreste realizzare con i fondi raccolti? 

Avendo un prodotto già industrializzato, validato e pronto per la produzione, puntiamo a mettere a terra  un nuovo impianto produttivo che garantisca di realizzare le prime forniture per poi accedere ad altri sistemi di finanziamento, di cui uno da 1 000 000 € (Smart&Start, presso Invitalia) per cui i volumi del crowdfunding ci faranno da garanzia finanziaria (del 20%) per il livello successivo, inoltre  i ns partners privati , già presenti anche in crowdfunding, sono pronti ad interventi funzionali allo sviluppo ulteriore nella logistica, industria 4.0, spin off universitari.

Vuole aggiungere qualcosa?

Il nostro è un team variegato, riunito da me che ho una formazione prettamente tecnico-scientifica per quanto riguarda lo sviluppo ingegneristico di prodotto e processo. Sono inoltre cuoco diplomato presso la Niko Romito Formazione. Il consulente food è Giorgio Ghiotti; Paolo D’addario, oltre che co-founder è il nostro CFO; la dott.ssa Allodi è il nostro responsabile marketing strategico ( vanta diverse collaborazioni con  Barilla e Parmacotto ed altre del comprensorio di Parma) ; il prof. Vergara, docente di Ispezione e Tecnologie Alimentari presso l’Università degli Studi di Teramo ha sempre seguito il progetto da un punto di vista scientifico. Abbiamo il ns  Luca Peracchia, come responsabile vendite per l’horeca, che è già sul territorio a sottoporre il futuro prodotto per potenziali contratti e prime forniture, e Luigi Occhionero sta strutturando il sistema che gestirà CRM e data base funzionali alla realizzazione del canale e-commerce. In ultimo è in programma un’ulteriore collaborazione con un’importante università del sud Italia per approfondire la digestione in vitro e la biochimica nutrizionale e funzionale umana.

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Startups Wallet è un portale di equity crowdfunding che permette di aggregare le varie campagne presenti sui diversi siti  autorizzati dalla Consob (CrowdfundmeMamacrowdOpstarBackToWork200Crowd e molti altri). In questo modo non sarà più necessario perdere tempo nel ricercare i diversi portali e quindi i potenziali investimenti all’interno di ognuno di essi.

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