Acquainbrick

Acquainbrick: basta bottiglie in plastica, sì all’acqua in brick per ridurre l'impatto ambientale

Intervista a Christian Creati, CEO e co-fondatore di Acquainbrick

Acquainbrick è una startup innovativa nata nel 2019 che si occupa della produzione di packaging in cartone, eco-sostenibili per l’acqua. Tutte le componenti del brick sono riciclabili e riutilizzabili per dare vita ad un secondo prodotto.

L’obiettivo principale dell’azienda è di azzerare l’utilizzo della plastica, contribuendo ad una riduzione dell’inquinamento ambientale.

La produzione è in buona parte dedicata al private label, dando la possibilità alle varie aziende di personalizzare il prodotto.

Aquainbrick ha appena lanciato la sua campagna di equity crowdfunding su Mamacrowd con la quale punta a raccogliere almeno 80.000€. Per scoprire tutti i dettagli abbiamo intervistato Cristian Creati, CEO e cofondatore di Acquainbrick.

Chi sono i fondatori di Acquainbrick?

Acquainbrick Srl è una startup innovativa fondata a fine 2019 da 4 soci, seppur il progetto Acquainbrick è nato diversi mesi prima da 2 di loro. Nel settembre del 2020 si è aggiunto il quinto socio, LY Company, precedente e attuale fornitore strategico e primo produttore al mondo di acqua in cartone. 

Le posso chiedere chi sono i soci fondatori?

I soci che hanno dato vita al progetto Acquainbrick prima che diventasse una startup innovativa sono Federico Ragusa e Federico Lodesani. Tanto è vero che la società all’inizio si chiamava Effe2 Srls. Io sono entrato successivamente assumendo la carica di amministratore delegato, oltre ad Alice Garau che si occupa della parte del progetto di riciclo, della logistica e del backend di ogni fase di produzione.

Come è nata l’idea?

Federico Ragusa e Federico Lodesani (che di fatto è l’ideatore del progetto e segue attualmente le dinamiche di marketing comunicazione) hanno approcciato il mercato con un prodotto promozionale. 

Sono riusciti a realizzarlo in seguito a delle ricerche di mercato dove hanno potuto constatare che il consumo di plastica di origine fossile per il settore dell’acqua è molto impattante a livello ambientale, essendo uno dei primi prodotti a contribuire all’inquinamento globale. Hanno quindi cercato una soluzione alternativa sostenibile ad un prodotto di largo consumo come l’acqua e hanno cercato di proporlo al mercato degli eventi, come prodotto promozionale, per iniziare a far parlare di loro

Che ruolo ha avuto la società LY Company nella realizzazione della vostra società?

LY Company era (ed è atualmente) un nostro fornitore commerciale. Quando abbiamo deciso di intraprendere l’avventura di produrre un brick in cartone ci siamo scontrati con il mercato per trovare un’azienda che ci supportasse alla sua produzione. In Italia, nei primi mesi del 2019, c’era un solo produttore di acqua in cartone, tra l’altro non aderente la nostra mission (aveva ed ha tutt’ora produzioni ibride ovvero utilizza contenitori di vetro e plastica oltre il cartone) Per incontrare il primo produttore etico e iniziare il nostro percorso siamo dovuti andare sino a Malaga e abbiamo così conosciuto LY Company. 

Con il passare del tempo abbiamo deciso con LY Company, che nel frattempo ha visto la crescita del nostro progetto, di intavolare il discorso di costruire una fabbrica italiana e abbiamo pertanto ritenuto che l’ingresso di LY Company fosse strategico per svariati motivi, portano infatti know-how tecnico, commerciale e di posizionamento.

Oggi possiamo dire di essere il quarto polo produttivo di acqua in cartone in Italia, il primo con una produzione etica e coerente con la nostra mission: solo carta, no plastica e vetro nelle nostri linee di imbottigliamento.

Quale sono le vostre sedi e qual’è il trend del vostro fatturato?

Gli uffici commerciali sono nati e si trovano tuttora a Modena. La sede di Marradi, in provincia di Firenze è nata (e sta nascendo) in un secondo momento. Quando abbiamo deciso di costruire la fabbrica avevamo la necessità di trovare un luogo che potesse ospitare un capannone di 5000 metri quadrati e che allo stesso tempo avesse un acqua buona. 

A Marradi dovremmo trasferirci ufficialmente nel mese di Giugno ma probabilmente ci trasferiremo prima per seguire meglio i flusso dei lavori. 

Relativamente al fatturato siamo passati dall’ultimo trimestre del 2019, in cui abbiamo totalizzato poco meno di 100.000€ ad un fatturato 2020 che era inizialmente previsto di 750.000€ ma che a causa del Covid sarà compreso tra i 450.000 e i 480.000€, mentre la previsione per il 2021 è di un milione di euro. 

La previsione per il 2021 tiene conto del Covid mentre quella del 2020 non ne teneva conto in quanto non eravamo in grado di pronosticare ne la prima e ne la seconda ondata. 

Avete quindi avuto dei contraccolpi economici a causa del Covid?

I nostri canali di vendita sono Ho.Re.Ca, eventi, manifestazioni e fiere. Quindi dire che stiamo lavorando è abbastanza utopico. 

Stiamo in questo momento facendo tante altre cose che avremmo comunque dovuto fare ma che a causa del Covid abbiamo deciso di anticipare. Per esempio non avevamo in programma di metterla online così in fretta la campagna di equity crowdfunding, avendo del tempo e delle risorse umane abbiamo rivisto i nostri ruoli operativi e ci siamo focalizzati su quello che è oggi più percorribile.

Per farle un altro esempio abbiamo chiuso accordi con aziende incredibili che in altri momenti non ci avrebbero ascoltato, ma non perchè non ci trovavano interessanti ma semplicemente perchè non avrebbero avuto lo stesso tempo che hanno oggi di ascoltarci.

Perché avete deciso di dedicare la vostra produzione al private label?

Sono 2 i motivi principali; il primo è che abbiamo un vantaggio enorme rispetto ai nostri competitor, noi abbiamo deciso di non utilizzare l’acqua minerale naturale ma di utilizzare un acqua affinata quindi un’acqua microbiologicamente purificata attraverso un processo di osmosi; questo ci da un vantaggio rispetto ai nostri competitor. La legislazione italiana prevede infatti per ogni captazione di acqua minerale naturale 2 brand, ciò significa che da ogni sorgente della montagna posso far uscire al massimo due etichette d’acqua. Noi oggi annoveriamo tra i nostri clienti oltre 100 clienti in private label.

Il secondo motivo è perché noi veniamo dal mondo della comunicazione e veicolare il prodotto attraverso il private label è per noi un vantaggio importante e quindi lo abbiamo sfruttato.

Vendete acqua anche con il vostro marchio?

Noi possiamo produrre per qualsivoglia brand in qualsiasi quantità. Questo non significa però che non produciamo la nostra acqua con il nostro brand. Questo lo facciamo ma in misura più piccola e la percentuale dedicata al private label e alla produzione attraverso il nostro marchio sarà destinata a cambiare nel corso del tempo.

Come sono quindi suddivise al giorno d’oggi le vostre vendite tra il private label e la vendita attraverso il vostro marchio?

70% private label e 30% con il nostro marchio

Ci può parlare di questa vostra collaborazione con l’ONG “Pozos sinfronteras”

L’ONG “Pozos sinfronteras”, a breve “pozzi senza frontiere” in quanto stiamo registrando l’ONG anche in Italia, si occupa di portare acqua in quei posti del mondo in cui l’acqua non è un bene così scontato come da noi. L’obiettivo della ONG è quello di creare un pozzo il più vicino possibile alla comunità per creare poi una economia circolare. Data quindi l’acqua si sviluppa l’agricoltura, scuole e infine l’allevamento del bestiame. Fatto ciò la popolazione diventa al 99% autonoma.

Per sostenere questo progetto destiniamo il 13×1000 dei nostri ricavi, indipendentemente che il cliente decida di inserire sul brick il logo “Pozos sinfronteras”

Abbiamo inoltre da poco avviato una collaborazione con zeroCO2, una startup che si occupa di compensare le emissioni di CO2 delle aziende attraverso la piantumazione di alberi in posti dislocati per il pianeta. Questo l’abbiamo fatto per compensare i nostri trasporti e lo faremo anche come reward per il crowdfunding, ogni investitore riceverà infatti un albero dedicato.

Crediamo molto in questi aspetti perché ci mettiamo la faccia in primis, io ad esempio sono molto attento a tali tematiche.

Se vuole conoscere quali sono le diverse tipologie di crowdfunding clicchi qui.

Perchè avete deciso di attuare una campagna di equity crowdfunding?

Perchè io sono un’amante di questa formula di condivisione di un progetto e sono inoltre amante dell’economia reale. 

In secondo luogo perché credo molto nel network, io oggi se entro nella nostra piattaforma non leggo i 160.000/170.000 euro di raccolta ma leggo 100 investitori che valgono sicuramente di più di quanto hanno investito.

Quali sono invece i vantaggi che vi hanno spinto ad attuare una campagna di equity crowdfunding?

Noi non abbiamo fatto crowdfunding per necessità economica ma per condividere il nostro progetto e per avere tanti ambassador. Ovviamente i fondi raccolti dal crowdfunding non li accantoniamo ma verranno investiti completamente in risorse umane e marketing.

Perchè vi siete rivolti proprio a Mamacrowd?

Abbiamo scelto Mamacrowd in quanto avevo conosciuto Dario Giudici, amministratore e fondatore di Mamacrowd, ad un evento che avevano fatto a Roma organizzato da Scai Comunicazione di Michele Franzese. In quell’occasione Dario mi ha fatto una bella impressione e andando a guardare i numeri sul veicolato delle piattaforme ho visto che Mamacrowd era tra le migliori. Si tratta quindi di una piattaforma forte con una community forte che era per noi estremamente importante.

Avete riscontrato delle difficoltà nella pianificazione della vostra campagna?

Non avremmo mai pensato di impiegare così tanto tempo e così tante risorse in una campagna di equity crowdfunding. 

È stato un esercizio incredibile in termini di energie ma si è rivelato molto utile perché ci ha fatto crescere, alzare il livello della nostra comunicazione e comprendere aspetti che noi davamo per scontati ma che in realtà non lo erano.

Nonostante queste fatiche mi sento di consigliare alle aziende, indipendente da quella che sarà la sua raccolta e l’esito, di lanciare una campagna di equity crowdfunding in quanto mette a dura prova il team e le capacità dell’azienda.

Quanto tempo avete dedicato per realizzare la vostra campagna di equity crowdfunding?

Circa un mese nel quale abbiamo dedicato l’80% del nostro tempo solo ed esclusivamente alla sua pianificazione.

Quali sono gli obiettivi futuri che vorreste realizzare in seguito alla vostra campagna?

Quest’anno abbiamo speso tra i 30 e i 40 mila euro in marketing mentre l’anno prossimo ne abbiamo messi a budget quasi 250. Parteciperemo a 5 fiere di livello internazionale, cosa che non avremmo mai pensato di fare, pianificheremo una serie di interviste radio, televisive e giornali con il nostro ufficio stampa.

Ci sarà dunque una pianificazione suddivisa per settori con un budget. Questo si rivela estremamente importante per poter realizzare una strategia chiara che sarebbe difficilmente realizzabile se la programmazione avvenisse basandosi sui risultati giornalieri.

Pensate di aumentare la gamma prodotti?

Si, ma non posso approfondire i dettagli, però ti posso annunciare che abbiamo 2 grosse novità per l’anno prossimo.

Scopri tutti i dettagli della campagna Acquainbrick:

Chi è Startups Wallet?

 

Startups Wallet è un portale di equity crowdfunding che permette di aggregare le varie campagne presenti sui diversi siti  autorizzati dalla Consob (Mamacrowd, Crowdfundme, Opstar, BackToWork, 200Crowd, Extrafunding, Wearestarting, Starsup, Nextequity, etc). In questo modo non sarà più necessario perdere tempo nel ricercare i diversi portali e quindi i potenziali investimenti all’interno di ognuno di essi.

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