Winelivery

Winelivery: un progetto vincente finanziato attraverso crowdfundme

Intervista a Francesco Magro (CEO e cofondatore di Winelivery)

Winelivery è una startup innovativa, nata a Milano nel 2016, che ha ideato un rivoluzionario sistema di delivery volto a consegnare a domicilio un’ampia selezione di bevande, entro 30 minuti dalla ricezione dell’ordine. Si può scegliere tra centinaia di  etichette tra cui vino, birre, superalcolici, liquori, distillati e cocktail.

Winelivery è un esempio concreto di realtà aziendale che, grazie al crowdfunding, è riuscita a crescere, consolidarsi e espandersi in maniera considerevole diventato leader nel mercato delivery di bevande alcoliche. 

La società ha concluso ben tre campagne di equity crowdfunding sulla piattaforma crowdfundme; la prima lanciata nel 2017 con la quale ha raccolto 150.000 euro, la seconda sempre nel 2017 con la quale ha raccolto altri 400.000 euro e infine l’ultima nel 2018 che si è conclusa con un ulteriore raccolta di ben 1.264.373 euro per un ammontare complessivo di 1.764.373 euro.

In meno di due anni la valutazione della startup è aumentata del 600%.

Per scoprire meglio questa realtà e i dettagli delle loro campagne abbiamo intervistato Francesco Magro, CEO e co-founder di Winelivery.

Come e da chi è nata l’idea Winelivery?

Winelivery nasce per caso durante una cena con un’altra co-fondatrice Andrea. Purtroppo a tavola ci mancava il vino e nessuno nel 2015 faceva servizio di delivery di alcolici, da lì è quindi nata l’idea di creare un’azienda.

Io e Giovanni (altro socio fondatore dell’azienda) che ci occupavamo di consulenza nell’innovazione, ci siamo resi conto che il settore del drink delivery on demand era un settore in cui si stavano raccogliendo molti investimenti in America, di conseguenza abbiamo pensato che visto che negli USA le idee innovative arrivano prima potevamo importare questo modello anche in Italia. In questo modo, abbiamo iniziato a lavorare sulla piattaforma configurandola allo stesso modo del mercato americano (puro marketplace), ma è stato un disastro in quanto non avevamo considerato una serie di variabili del modello distributivo come la catena del valore del vino e degli alcolici in Italia. Dopo però questo periodo di test e di evoluzione del modello di business siamo arrivati alla Winelivery di oggi che è cresciuta anche grazie ai nostri investitori.

Mi sembra quindi di capire che i soci fondatori sono tre

Esattamente siamo io, Giovanni e Andrea, ma abbiamo ben 587 investitori presenti nella nostra azienda.

Riuscite a consegnare i prodotti in soli trenta minuti. Come avete fatto a raggiungere questo livello di efficienza?

L’importante è gestire dei raggi di operatività che siano sufficientemente vicini ai magazzini che permettano così di erogare il servizio. 

In questo momento in Italia abbiamo circa cinquanta depositi (continuamente in crescita). Tracciamo delle isocrone intorno ai magazzini che rappresentano le aree in cui il servizio è disponibile. Ovviamente l’applicazione ci supporta molto in questo perchè la geolocalizzazione e l’ottimizzazione dei viaggi, che viene fatta attraverso un software informatico, ci permette di raggiungere livelli di efficienza molto elevati. Oggi riusciamo a consegnare il 97% dei nostri ordini in meno di 30 minuti.

Come funziona la logistica?

Winelivery è una piattaforma che connette i brand di alcolici con i consumatori finali attraverso un servizio di consegna, dei servizi informativi e pubblicitari. 

Quando parliamo del servizio di consegna il flusso avviene con la seguente modalità; viene stipulato un accordo con un’azienda partner la quale ci mette a disposizione in un deposito centrale la loro merce che poi provvediamo a smistare nei nostri magazzini. A quel punto l’utente quando ordina va ad attingere dal magazzino più vicino alla sua posizione di consegna.

Quindi in definitiva abbiamo tre flussi logistici; dalla cantina ai centri di smistamento, dai centri di smistamento verso i magazzini locali, dai magazzini locali al domicilio dei clienti.

La consegna presso il domicilio del cliente avviene grazie a centinaia di rider Winelivery che trasportano la merce a casa dei clienti.

Qual’è stato l’andamento del vostro fatturato e in quali città operate?

Dal 2016 operiamo a  Milano, dal 2017 a Bologna mentre dal 2018 siamo presenti anche a Firenze, Bergamo e Torino. Oggi invece operiamo in cinquantaquattro città e siamo in continua crescita.

Relativamente al fatturato abbiamo un CAGR del 180% negli ultimi 4 anni. Il dato del 2020 non lo possiamo ancora dichiarare.

Avete intenzione nei prossimi mesi di espandervi anche all’estero?

Abbiamo in mente un programma di espansione internazionale che non è ancora iniziato. L’anno prossimo, se il covid ce lo consentirà, dovremmo iniziare questo processo.

Al momento abbiamo quindi destinato le risorse per il consolidamento ed espansione del mercato italiano.

Avete già in mente in quali mercati stranieri entrare?

Credo che partiremo dalla Francia 

Pensate alla Francia, perché lo considerate il mercato più importante?

Non è il mercato più importante, ma è quello nel quale crediamo di avere meno difficoltà in quanto presenta delle similarità con quello italiano.

Perché avete deciso di attuare delle campagne di equity crowdfunding e cosa vi ha spinto a ripetere questa strategia per ben tre volte?

Ci siamo finiti per caso. Ci siamo imbattuti nel crowdfunding quando era ancora agli inizi. Tenga conto che abbiamo lanciato la prima campagna sul finire del 2016 ed era appena passata la normativa per cui potevi fare investimenti direttamente online. Prima invece, per poter investire, era necessario recarsi allo sportello bancario per formalizzare l’investimento.

Noi abbiamo iniziato per gioco perché nessuno degli interlocutori istituzionali credevano nel nostro modello di business. E stata quindi un’opzione incidentale che abbiamo provato a cavalcare senza troppo pretese.

Dopo aver fatto la prima campagna che è andata molto bene (siamo riusciti ad ottenere un overfunding di 100.000 euro) abbiamo iniziato a realizzare quello che avevamo promesso nel nostro piano di sviluppo ai nostri investitori. Quando ci siamo resi conto che avevamo realizzato tutto quello che avevamo promesso, abbiamo deciso di lanciare una seconda campagna nel quale abbiamo avanzato ulteriori promesse ai nostri investitori in cambio di ulteriori investimenti. Questo processo è andato avanti per 3 volte, arrivando a raccogliere circa 1.850.000 euro dal crowdfunding.

Abbiamo poi continuato a raccogliere ulteriori fondi attraverso altre forme perché la grandezza dell’investimento è diventato sproporzionato rispetto alla dimensione attuale del mercato italiano del crowdfunding. 

Bisogna dire che grazie al crowdfunding, abbiamo in dote la grande pletora di azionisti che sono per noi una grande risorsa e valore. Infatti fare crowdfunding non vuol dire solo raccogliere denaro ma vuol dire anche avere accesso ad un network di persone che vorranno poi contribuire alla tua idea, si crea quindi un effetto marketing e di lead generation.

Quali sono i vantaggi che avete trovato nell’equity crowdfunding?

L’equity crowdfunding come le dicevo è uno strumento che fa da volano anche in termini di marketing all’azienda. Ovviamente questo perchè Winelivery è un’impresa che si presta molto bene al crowdfunding. Non potrei dire la stessa cosa su altre tipologie di business.

Se l’azienda ha la dimensione e il progetto giusto allora il crowdfunding è uno strumento fantastico perchè raccogli capitale, riesci ad ottenere delle valutazioni importanti e hai inoltre un effetto marketing che fa beneficiare il business.

E’ un ottimo strumento, ma non è adatto per tutti. Ricordiamo che in questa modalità di finanziamento ci rivolgiamo a clienti retail che spesso agiscono in maniera più emotiva rispetto ad un investitore  professionale, di conseguenza il progetto deve essere di facile comprensione e deve suscitare emozioni nel potenziale finanziatore. Winelivery fa una cosa facile; ti porta le bottiglie a casa, si tratta quindi di un business molto semplice da capire. 

Inoltre c’è anche un tema dimensionale. Non tutte le aziende possono fare crowdfunding questo perchè se sei troppo piccolo rischi di non raccogliere capitali, ma allo stesso tempo se sei grande è difficile arrivare a cifre importanti, soprattutto nel nostro paese. Oggi Winelivery non può permettersi di attuare una nuova campagna di crowdfunding perché è una realtà troppo grande rispetto alla dimensione attuale del mercato.

Perchè vi siete rivolti a Crowdfundme e avete deciso di lanciare le campagne successive sempre rivolgendovi alla medesima piattaforma?

All’inizio  abbiamo deciso per empatia. Avevamo un paio di aziende che nel 2016 ci hanno approcciato e ho scelto Crowdfundme perchè il ragazzo che mi si è avvicinato mi è sembrato il più professionale. Questo si è verificato anche perchè in quel periodo non c’erano ancora molte informazioni e recensioni sulle varie piattaforme.

Nelle campagne successive abbiamo deciso di rimanere sempre con Crowdfundme in quanto si è creato un certo affiatamento tra il nostro e il loro team. Sono molto professionali e hanno sempre fatto quello che hanno promesso e di conseguenza non trovavo nessun motivo per cambiare piattaforma.

Avete riscontrato alcune difficoltà durante tali campagne?

Le difficoltà le abbiamo riscontrate di più nella prima campagna, perchè è vero che l’abbiamo chiusa in overfunding ma ci abbiamo messo un po’ a farla partire. Quando poi hanno iniziato ad investire in molti si è chiusa molto velocemente. 

Un fattore determinante per la buona riuscita della prima campagna è stato quello di essere molto attivo nel Q&A e incontrare personalmente gli investitori per spiegargli meglio il progetto. Questo è stato il volano che ha poi dato il via al successo della campagna.

Sulle altre invece non ci sono state particolari difficoltà. La seconda, nella quale abbiamo raccolto 400.000 euro, è stata una campagna record che si è conclusa in due-tre settimane. La terza è stata anch’essa molto veloce senza particolari complessità

Quali sono gli obiettivi che avete realizzato in seguito a queste campagne?

Per la prima campagna l’obiettivo era far crescere il business nella città di Milano ed espandersi poi in una seconda città, nello specifico Bologna.

Successivamente ci siamo posti l’obiettivo di espanderci in altre 2 città e allo stesso tempo sviluppare l’area “media” ed HORECA

Nel terzo caso ci siamo occupati dello sviluppo di tutte queste aree di business per consolidarle e farle crescere ulteriormente.

In seguito ad ogni campagna di crowdfunding avete riscontrato un effettivo aumento delle vendite?

Da quando siamo nati osserviamo un aumento effettivo delle vendite di mese in mese. 

Sicuramente il periodo di campagna, grazie anche alle risorse impiegate e alla pubblicità, hanno contribuito ad una crescita più sostenuta del nostro giro d’affari.

Quali obiettivi futuri avete in programma?

Espandersi all’estero resta il nostro obiettivo principale, in quanto non risulta per nulla banale iniziare un percorso di internazionalizzazione, soprattutto se si tratta di una giovane startup italiana.

Abbiamo qualche altro concept che vorremmo testare sul mercato italiano ma è ancora prematuro. In questo momento non risulta facile attuare nuove idee in Italia perché la pandemia ci sta trattenendo a casa.

In definitiva, Winelivery deve consolidare il proprio posizionamento competitivo, le città in cui operiamo devono crescere ulteriormente, ma allo stesso tempo dobbiamo iniziare il percorso di internazionalizzazione.

Siete intenzionati a lanciare una nuova campagna di equity crowdfunding in futuro?

Mai dire mai. Magari un giorno il crowdfunding diventerà più importante dell’IPO in borsa.

Ritengo comunque ragionevole che con Winelivery non faremo più campagne di equity crowdfunding. 

Scopri tutti i dettagli delle campagne Winelivery:

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Francesco Filippelli

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